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Controllo produzione per Stampaggio Plastica



MES per lo stampaggio plastica, come il recupero delle inefficienze ha generato 61.000 euro all'anno

Una case history di controllo produzione stampaggio in cui la misura sistematica di attese, attrezzaggi e scarti ha riportato le inefficienze entro il target aziendale, con un costo totale di possesso dichiarato su cinque anni.



Tipologia intervento Recupero delle inefficienze di processo
Settore Industria dei materiali, stampaggio materie plastiche
Investimento una tantum 42.000 euro
Canone annuo 13.000 euro
Costo totale di possesso a 5 anni 107.000 euro
Risparmio stimato in fase di analisi 58.000 euro/anno lordi
Risparmio reale misurato 61.000 euro/anno lordi
Beneficio netto ricorrente 48.000 euro/anno
Inefficienza sul costo pieno di prodotto dal 6,15% al 3,66%
Indice OEE precedente all'intervento 71/100
Indice OEE medio settimane 40-46 post intervento 75/100
Rientro dell'investimento poco oltre il decimo mese

Controllo produzione stampaggio plastica con il software MES Heuris per aumentare la qualita

Il settore dello stampaggio plastica richiede un controllo di produzione avanzato per funzionare al meglio, perché il valore si perde in porzioni piccole e continue che nessun consuntivo mensile riesce a intercettare. Ecco perché un progetto di MES stampaggio plastica costruito con il software MES Heuris è stato la soluzione giusta per questa azienda, che ha recuperato quasi due punti e mezzo di inefficienza sul costo pieno di prodotto, pari a 61.000 euro all'anno di risparmio lordo misurato.



Stampaggio plastica, dove si nasconde davvero l'inefficienza

Chi lavora nello stampaggio sa che il valore perduto raramente arriva da un singolo evento clamoroso. Nasce invece dalla somma di condizioni marginali che, prese una per una, sembrano trascurabili mentre sommate lungo dodici mesi diventano il primo centro di costo dello stabilimento. Una pressa ferma in attesa di attrezzaggio o del materiale, un cambio formato che si prolunga perché attende il controllo qualità intasato, uno stampo che va specificatamente lavato fra un lotto e l'altro, una deriva di parametro che genera pezzi non conformi.

Il punto critico è che nessuna di queste condizioni lascia traccia se non viene registrata nel momento in cui accade. Il consuntivo di fine mese restituisce un numero aggregato, spesso presentato come un dato di sintesi rassicurante, che non consente di risalire alla causa né di attribuirle un valore economico. Un software MES per lo stampaggio plastica serve esattamente a questo, a trasformare in evidenza numerica ciò che altrimenti resterebbe una sensazione condivisa in reparto ma mai dimostrata.


Il Cost Deployment come punto di partenza

L'intervento non è nato da una richiesta di software, ma da un'analisi delle perdite produttive di stabilimento condotta con la metodologia del Cost Deployment, che assegna a ogni perdita un valore economico e ne ordina la gerarchia. Da quell'analisi è emersa la necessità di approfondire il processo di stampaggio, dove nell'ultimo anno si erano concentrate diverse anomalie, numerose necessità di cambio formato e fermi produttivi di entità significativa.

Il Cost Deployment ha però mostrato anche il proprio limite, perché lavora su dati storici che qualcuno deve pur aver raccolto. In questa azienda i dati esistevano soltanto in forma frammentaria, annotati su fogli di reparto e trascritti a posteriori. Emergeva quindi un problema a monte, dal momento che l'azienda non disponeva di alcun modo strutturato per controllare l'avanzamento di produzione, registrare la qualità e attribuire una causa ai fermi macchina.


La fotografia iniziale, l'inefficienza in euro

Il dato di partenza non era una percentuale di materiale scartato, bensì una misura molto più severa. Il 6,15% rappresentava infatti solo l'insieme delle macro-inefficienze calcolate sull'intero costo del prodotto, comprendendo quindi le attese, gli attrezzaggi e anche gli scarti veri e propri. Tradotto in valore assoluto, l'inefficienza complessiva del processo di stampaggio ammontava a circa 151.000 euro all'anno.

La differenza rispetto a una semplice percentuale di scarto non è formale. Misurare l'inefficienza sul costo pieno significa contabilizzare anche il tempo macchina sottratto a lavorazioni che avrebbero generato margine, le ore di personale impiegate senza produrre valore e l'energia consumata durante i fermi, voci che una lettura limitata al materiale perduto lascerebbe interamente fuori dal conto. È il motivo per cui un buon indice OEE non si costruisce senza aver prima quantificato tutte e tre le componenti.


Come si compone quel 6,15%

La composizione puntuale delle inefficienze del cliente erano tipiche del settore dello stampaggio a iniezione e che riportiamo qui a scopo puramente esemplificativo. La distribuzione è grosso modo secondo tre blocchi di peso comparabile.

Componente di inefficienza Peso tipico di settore Valore indicativo sul caso
Attrezzaggi e cambi formato circa 35% circa 53.000 euro/anno
Attese e microfermate circa 30% circa 45.000 euro/anno
Scarti e rilavorazioni circa 35% circa 53.000 euro/anno

Il valore di questa lettura sta nel fatto che le tre componenti si aggrediscono con leve diverse. Le attese si riducono agendo sul flusso informativo e sulla disponibilità del materiale, gli attrezzaggi si comprimono lavorando sulla sequenza delle commesse e sulla saturazione delle squadre, mentre gli scarti richiedono presidio di parametro e allarme tempestivo. Un intervento che ne attenuasse una sola lascerebbe intatti i due terzi del problema, ed è precisamente l'errore che si commette quando si guarda solo il materiale perduto.


Perché il 4,25% non era un obiettivo arbitrario

Il target aziendale considerava accettabile un'inefficienza mensile fisiologica non superiore al 4,25% del costo pieno, valore derivato dalla natura del processo, dagli avviamenti necessari a stabilizzare i parametri e dal tempo che in ogni caso viene assorbito dai cambi formato. Rilevare un 6,15% significava quindi trovarsi quasi due punti sopra una soglia già prudente, un divario che nessuna variabilità naturale del processo poteva giustificare.

La distanza fra il valore atteso e il valore reale, del resto, è la costante che si incontra in quasi tutte le manifatture. Le stime interne tendono a essere ottimistiche perché costruite sulla percezione di chi conosce bene il proprio reparto, mentre la misura di campo, quando finalmente arriva, restituisce sempre un quadro più severo.


Il problema non era la macchina, era il flusso informativo

L'azienda disponeva di un flusso di informazioni eterogeneo a seconda di diverse tipologie di commesse. I software di gestione aziendale comunicavano con la produzione ma la produzione non restituiva abbastanza dati ai sistemi gestionali, con la conseguenza che lo stato di avanzamento commessa non era mai preciso. Da questa imprecisione discendevano a cascata alcuni ritardi di consegna, gli errori di lavorazione e una parte consistente delle attese, perché una pressa che aspetta conferme è una pressa ferma esattamente come una pressa guasta.

È il motivo per cui, in un progetto di sostituzione MES stampaggio plastica, il primo cantiere non riguarda quasi mai i sensori, bensì il dialogo fra i sistemi. Il tema è trattato in modo esteso nella pagina dedicata all'integrazione fra ERP e MES, dove sono descritti i due scenari tipici di convivenza.


I quattro processi messi sotto osservazione

  • Efficienza dei macchinari, con misura del tempo effettivo di produzione rispetto al tempo disponibile e attribuzione causale di ogni fermo.
  • Processi di set-up delle macchine, cronometrati per operatore e per tipologia di cambio formato, così da distinguere la variabilità tecnica da quella organizzativa.
  • Aderenza alla commessa, verificando quanto spesso il pezzo prodotto corrispondesse davvero alla revisione corrente della specifica.
  • Condivisione delle informazioni, ossia il tempo che intercorreva fra un evento in reparto e la sua conoscenza da parte di chi doveva decidere.

Metodologicamente il perimetro riprende l'impostazione della lean production, dove le perdite si classificano prima di essere corrette, per evitare di intervenire sul sintomo più visibile anziché sulla causa più costosa.


L'architettura scelta, il MES accanto all'ERP

Per risolvere il problema del flusso informativo si è deciso di interconnettere il MES per lo stampaggio plastica all'ERP già in uso, senza sostituirlo e senza chiedere all'azienda di rinunciare a strumenti che già funzionavano bene. L'ERP ha continuato a gestire ordini, anagrafiche e amministrazione, mentre il nuovo sistema MES Heuris ha assunto il presidio di tutto ciò che accade fra l'apertura e la chiusura dell'ordine di produzione.

Il meccanismo è lineare. L'ERP rilascia gli ordini di produzione, il MES Heuris li mantiene per il monitoraggio in reparto e li restituisce al gestionale per il versamento del finito, lo scarico dei componenti e la costificazione delle ore. In questo modo la commessa è risultata sempre disponibile e sempre aggiornata sulle postazioni di lavoro, e gli errori dovuti alla non aderenza alla commessa si sono ridotti in misura drastica già nelle prime settimane.


La raccolta dati in reparto

Nessun controllo produzione stampaggio funziona se il dato deve essere trascritto due volte. Le postazioni sono state aggiornate con nuovi terminali touch e lettori barcode, mentre dalle presse è stato acquisito direttamente il segnale di ciclo, così da rendere automatico il conteggio dei pezzi e la marcatura dei tempi, lasciando all'operatore soltanto la dichiarazione causale, ossia il motivo del fermo e il motivo dello scarto.

Questo equilibrio è stato decisivo. Se si chiede all'operatore troppo poco, i dati restano privi di significato interpretativo, mentre se gli si chiede troppo, la registrazione diventa un adempimento burocratico e la qualità del dato crolla nel giro di un mese. Il criterio adottato, descritto più diffusamente nella pagina sulla raccolta dati di produzione, è stato quello di automatizzare tutto ciò che la macchina sa già e di riservare alla persona soltanto ciò che soltanto una persona può sapere.


Controllo produzione stampaggio e sistema di alert

Con i dati disponibili in tempo reale è diventato possibile identificare con precisione dove si collocassero le perdite di tempo e di qualità, e soprattutto è stato possibile costruirvi sopra una logica di allarme. Il sistema di alert di Heuris segnala il prolungamento anomalo di un fermo, l'attrezzaggio che eccede il tempo standard, lo scostamento del ritmo di ciclo rispetto al valore atteso e il superamento di una soglia di non conformità sul lotto in corso.

La differenza operativa è sostanziale. Prima l'azienda scopriva il problema alla chiusura del lotto, quando il tempo e il materiale erano già stati consumati, mentre dopo l'introduzione degli alert il capo reparto veniva avvisato entro pochi minuti e poteva diagnosticare i motivi dandone un peso e un impatto economico, evitando che una deriva si trasformasse in ore di macchina perdute. Su questo terreno il MES Heuris smette di essere uno strumento di rendicontazione e diventa uno strumento di controllo e governo dei processi.


Come viene rilevato e rendicontato l'indice OEE

L'indice OEE viene calcolato su base di turno, giornaliero, settimanale e successivamente consolidato a livello mensile e trimestrale, così che il dato operativo di reparto e il dato direzionale poggino sulla medesima serie storica anziché su rilevazioni separate. Il valore riportato come risultato post intervento, pari a 75%, è la media di sette settimane consecutive, dalla quarantesima alla quarantaseiesima, e non una fotografia isolata scelta a posteriori.

Rispetto al 71% rilevato prima dell'avvio del sistema (un valore già discretamente buono), il guadagno è di quattro punti. Possono sembrare pochi a chi è abituato a leggere dichiarazioni ben più generose, ma vanno letti alla luce della convenzione di calcolo adottata, che è deliberatamente pessimistica. In Heuris l'indice OEE si può calcolare anche sul tempo totale, e anche i fermi pianificati vengono considerati perdita di valore (la scelta fatta da noi e dall'imprenditore in questione).

La scelta ha una radice storica precisa, riconducibile all'impostazione di Taiichi Ohno, secondo cui un eccesso di manutenzione preventiva rischia di limitare la capacità produttiva e, soprattutto, di nascondere le inefficienze dietro una classificazione rassicurante. Chi calcola l'OEE escludendo i fermi programmati ottiene numeri molto più alti e molto meno utili. I diversi metodi di calcolo sono illustrati nella pagina dedicata all'indice OEE.


I risultati misurati

  • L'inefficienza complessiva è scesa al 3,66% del costo pieno di prodotto, ben al di sotto della soglia fisiologica del 4,25%, passando da circa 151.000 a circa 90.000 euro all'anno.
  • La direzione ha potuto assumere decisioni di rilievo sull'efficientamento dell'azienda disponendo finalmente di dati di produzione reali anziché di stime costruite a posteriori.
  • Il sistema di controllo produzione ha permesso di conservare uno storico dell'andamento di tutte le linee, consentendo al personale di comprendere quali inefficienze incidano davvero e in quale misura.
  • L'integrazione fra strumenti gestionali e produzione ha reso le informazioni aggiornate e immediatamente consultabili, semplificando il lavoro quotidiano dei dipendenti.
  • Il sistema di alert ha reso possibile monitorare la produzione e intervenire tempestivamente in presenza di inefficienze e guasti, prima che il problema si consolidasse.

Il costo totale di possesso a cinque anni

Una case history che dichiarasse soltanto l'investimento iniziale racconterebbe meno della metà della verità economica, ragione per cui esponiamo il costo di possesso completo. All'esborso una tantum di 42.000 euro, che copre licenze, formazione, interconnessione con l'ERP e messa in servizio delle postazioni di reparto, si aggiunge un canone annuo di 13.000 euro comprensivo di manutenzione evolutiva, aggiornamenti e assistenza.

Su un orizzonte di cinque anni il costo totale di possesso ammonta quindi a 107.000 euro, di cui il 60,7% imputabile alla componente ricorrente. A fronte di questo impegno, il risparmio lordo cumulato raggiunge 305.000 euro e il beneficio netto si attesta a 198.000 euro, con un ritorno sull'investimento del 185% calcolato sul costo di possesso complessivo.

Grafico a cascata dal risparmio lordo di 305.000 euro al beneficio netto di 198.000 euro su cinque anni
Dal risparmio lordo quinquennale al beneficio netto, al netto della una tantum e dei canoni.

Payback e cash flow cumulato

Sul piano finanziario il risparmio lordo di 61.000 euro all'anno, decurtato del canone, lascia un beneficio netto ricorrente di 48.000 euro, ossia poco meno di 4.000 euro al mese. Il punto di pareggio cade di conseguenza attorno al decimo mese e mezzo, mentre il primo esercizio si chiude con un saldo positivo contenuto, pari a 6.000 euro, poiché assorbe l'intero esborso iniziale.

Grafico del cash flow cumulato con pareggio dell'investimento MES al decimo mese e mezzo
Cash flow cumulato dell'intervento, dal mese zero al sessantesimo mese.

Un rientro così rapido merita però una precisazione onesta. Questo caso si colloca nella fascia alta dei risultati ottenibili proprio perché l'inefficienza di partenza era anomala rispetto al target, e la distanza da recuperare era quindi ampia. In contesti dove la resa iniziale è già vicina all'obiettivo, il payback tipico di un progetto MES si colloca fra i dodici e i diciotto mesi, a seconda del modello operativo e dell'entità dell'investimento.


Che cosa rende replicabile questo risultato

Il fattore che ha reso possibile il risultato di questo progetto di MES stampaggio plastica non è stata la tecnologia in sé, che oggi è alla portata di qualsiasi manifattura, bensì l'ordine con cui sono state affrontate le fasi. Si è partiti da un'analisi economica delle perdite, si è scelto un perimetro ristretto e misurabile, si è costruito il flusso dati prima di pretendere gli indicatori e soltanto alla fine si è passati agli automatismi di allarme.

Nel metodo Heuris questo percorso viene formalizzato in un project charter che tutela il cliente e il suo investimento e che conduce a una prova strutturata a costi contenuti, dalla quale l'azienda può decidere se proseguire con cognizione di causa. Chi desidera approfondire il funzionamento della pianificazione a valle della raccolta dati troverà utile la pagina sulla schedulazione euristica, che è poi la leva con cui si comprimono attese e attrezzaggi, mentre le altre esperienze di campo sono raccolte fra le case history MES, fra cui il progetto nel controllo qualità delle bottiglie PET e quello nella ricambistica automotive.


Domande frequenti

Quanto costa un progetto di MES Heuris nello stampaggio plastica?

In questo caso l'investimento una tantum è stato di 42.000 euro, cui si aggiunge un canone annuo di 13.000 euro, per un costo totale di possesso di 107.000 euro su cinque anni. La cifra varia in funzione del numero di presse, del livello di interconnessione richiesto e della presenza o meno di un sistema preesistente da sostituire. L'hardware di campo resta a carico del cliente.

Il 6,15% indicato è la percentuale di materiale scartato?

No, ed è una distinzione importante. Quel valore misura l'insieme delle inefficienze calcolate sull'intero costo del prodotto, comprendendo attese, attrezzaggi e scarti. Una lettura limitata al solo materiale perduto sottostimerebbe il problema in misura considerevole.

In quanto tempo si vedono i primi risultati?

I dati di campo diventano leggibili nell'arco di poche settimane, mentre il recupero strutturale dell'inefficienza richiede il tempo necessario a consolidare le nuove abitudini di registrazione. Quando invece si parte senza alcun sistema precedente, occorre mettere in conto almeno sei mesi, perché la resistenza al cambiamento in reparto è il vero vincolo del progetto.

Serve sostituire l'ERP aziendale?

No. Il MES Heuris si adegua allo stato dell'arte del software già presente in azienda. Se l'ERP pianifica bene, il MES si limita a prendere gli ordini, monitorarli e restituirne i relativi consuntivi. Se invece il gestionale copre soltanto ordini, bolle e fatture, il MES Heuris assume anche distinta base, ordini di produzione, cicli e fasi.

Con quale frequenza viene aggiornato l'indice OEE?

La rilevazione può essere di turno, giornaliera, settimanale, con consolidamento mensile e trimestrale per la rendicontazione direzionale. In questo modo il reparto lavora sul dato fresco e la direzione legge la tendenza sulla stessa base di calcolo, senza doppie verità.

Il risultato è replicabile in un'altra azienda di stampaggio?

La metodologia lo è, l'entità del beneficio dipende dalla distanza fra la resa attuale e il target tecnico del processo. Un'analisi preliminare consente di stimare quel divario prima di impegnare risorse.


Vuoi sapere quanto ti costano davvero attese, attrezzaggi e scarti?

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