Un KPI aziendale, acronimo di Key Performance Indicator, è un indice misurabile che esprime con quale efficacia un'azienda, un reparto o un singolo processo stia raggiungendo gli obiettivi fissati. È dunque una misura quantificabile, confrontabile nel tempo con se stessa e, quando esistono riferimenti di settore, con i valori di altre imprese comparabili.
Gli indicatori di performance nascono in fase di pianificazione della produzione, poiché misurare senza avere prima stabilito che cosa si voglia ottenere produce numeri privi di destinazione. Un KPI è inoltre uno strumento di comunicazione prima ancora che di controllo, e deve perciò restituire informazioni concise, chiare e affidabili, comprensibili tanto alla direzione quanto a chi lavora in reparto.
La misurazione, infine, deve essere regolare e non una raccolta dati eseguita una tantum, perché il valore informativo di un indicatore non sta nel numero isolato bensì nella sua tendenza.
Monitorare i KPI aziendali di produzione e decidere sulla base del loro andamento consente di ottimizzare l'impiego delle risorse disponibili e di reagire tempestivamente a ogni variazione, sia essa di mercato o di prodotto, con effetto diretto sull'efficienza complessiva, sui costi e sugli sprechi.
In concreto, un cruscotto ben costruito risponde a quattro domande che senza misura restano opinioni, ossia dove si perde capacità produttiva, quanto costa realmente un pezzo, quali cause di fermo si ripetono con maggiore frequenza e se il miglioramento introdotto il mese scorso abbia prodotto un effetto oppure soltanto spostato il problema a valle.
Non tutti i numeri sono un indicatore. Perché un KPI sia utile deve possedere almeno cinque requisiti, la cui assenza spiega la maggior parte dei cruscotti che nessuno guarda.
I KPI aziendali di alto livello si concentrano sulle prestazioni complessive dell'impresa e sono destinati alla direzione, mentre quelli di dettaglio riguardano un singolo processo o reparto, dalla produzione alle vendite, dal marketing alle risorse umane, e servono a chi quel processo lo governa ogni giorno.
La distinzione non è gerarchica ma funzionale, e il legame fra i due livelli è ciò che rende coerente un sistema di controllo. Ogni indicatore di dettaglio dovrebbe poter ricondurre, attraverso una catena esplicita, a un indicatore di alto livello, e ogni indicatore di alto livello dovrebbe essere scomponibile fino agli eventi elementari che lo hanno determinato. Dove questa catena si interrompe, la direzione e il reparto finiscono per guardare due fabbriche diverse.
Di seguito gli indicatori di produzione più diffusi nella manifattura, con la formula canonica e l'indicazione di che cosa ciascuno metta realmente in evidenza.
| KPI | Formula | Che cosa mette in evidenza |
|---|---|---|
| Indice OEE | Disponibilità × Prestazione × Qualità | Quanta parte del tempo si trasforma in pezzi buoni alla velocità prevista |
| Disponibilità (Availability) | Tempo lavorato / Tempo di capacità produttiva | Il peso di fermi, set-up e attese sulla capacità |
| Prestazione (Performance) | Pezzi prodotti / Pezzi ideali nel tempo lavorato | Le micro fermate e le riduzioni di velocità |
| Qualità (Quality) | Pezzi conformi / Pezzi prodotti | Scarti e rilavorazioni sulla singola lavorazione |
| Tempo di attraversamento (lead time) | Data di completamento − Data di avvio dell'ordine | Quanto tempo l'ordine passa in fabbrica, lavorazione e attese comprese |
| Takt time | Tempo disponibile / Domanda del cliente nel periodo | Il ritmo di fabbrica che la produzione dovrebbe mantenere per soddisfare la domanda |
| Throughput | Pezzi conformi prodotti / Ore di produzione | La portata reale della linea o del reparto |
| Saturazione impianto | Ore impegnate / Ore disponibili | Se la capacità installata sia davvero satura |
| Tempo medio di set-up | Somma dei tempi di attrezzaggio / Numero di cambi | Il costo della varietà di mix e il potenziale delle tecniche SMED |
| MTBF | Ore di funzionamento / Numero di guasti | L'affidabilità del macchinario fra un guasto e il successivo |
| MTTR | Ore di fermo per guasto / Numero di interventi | La rapidità di ripristino della manutenzione |
| WIP, semilavorati in corso | Pezzi avviati e non ancora completati | Il capitale immobilizzato fra una fase e l'altra |
| Costo orario di produzione | Costi diretti del periodo / Ore produttive | Il ponte fra la misura operativa e il conto economico |
Gestire l'approvvigionamento significa sapere con precisione dove e quando materie prime e componenti debbano essere disponibili agli operatori, e gli indicatori seguenti sono alcuni di quelli che rendono governabile quella decisione.
La riduzione delle scorte è un obiettivo legittimo soltanto quando il flusso sia già stabile, poiché la logica del Just in Time presuppone una fornitura affidabile. Attenzione quindi: abbassare il magazzino su una catena instabile toglie uno spreco introducendone un altro assai più costoso, ossia il fermo linea.
Gli indicatori di qualità misurano quanto del prodotto realizzato sia conforme e, soprattutto, quanto costi ciò che non lo è.
Ridurre le non conformità significa ridurre i muda di difetto e di sovralavorazione secondo la logica della lean production, ma il presupposto è conoscere la causale del difetto pezzo per pezzo, poiché il solo conteggio degli scarti dice che esiste un problema e non dove intervenire.
Monitorare la distribuzione consente di sapere in quanto tempo il prodotto raggiunga effettivamente il cliente, che è il solo intervallo che il cliente percepisca.
Fra tutti gli indicatori di produzione, l'indice OEE occupa una posizione particolare, poiché condensa in un unico valore tre grandezze che di norma vengono osservate separatamente, ovvero il tempo effettivamente lavorato, la velocità di lavorazione e la conformità del prodotto.
Proprio la sua natura di sintesi ne costituisce insieme la forza e il limite. La forza sta nel fatto che rende confrontabili impianti diversi e mette in evidenza perdite che i singoli indicatori nascondono; il limite sta nel fatto che un valore aggregato può restare stabile mentre la sua composizione peggiora, e che il risultato dipende in misura decisiva da quali tempi si scelga di porre al denominatore.
Su quest'ultimo punto vale la pena essere espliciti, poiché la formula della Disponibilità riportata nella tabella qui sopra assume al denominatore il tempo di capacità produttiva, e la scelta di che cosa includere in quel tempo modifica il risultato anche di venti punti a parità di fabbrica. La convenzione adottata da Heuris, deliberatamente prudenziale, e le ragioni che la sostengono sono trattate per esteso nella pagina dedicata all'indice OEE.
È una situazione che ricorre con frequenza sorprendente, ed è la principale ragione per cui la gestione per indicatori viene talvolta liquidata come inutile. Il cruscotto è interamente verde, ogni reparto raggiunge il proprio obiettivo, eppure il margine si erode. Non si tratta di un'anomalia, bensì dell'esito prevedibile di quattro meccanismi ben noti.
Il primo è la legge di Goodhart, secondo cui un indicatore, nel momento in cui diventa obiettivo, cessa di essere una buona misura. Le persone non ingannano il sistema per malafede, ma ottimizzano razionalmente ciò su cui vengono valutate, e ogni indicatore lascia scoperto qualcosa.
Il secondo è l'ottimo locale. Spingere l'efficienza di un centro di lavoro che non è il collo di bottiglia migliora l'indicatore di quel reparto e peggiora il risultato aziendale, poiché produce semilavorati che si accumulano davanti alla fase satura. L'OEE di reparto sale, il capitale immobilizzato pure, e il fatturato resta invariato: è la sovrapproduzione, il primo dei muda individuati da Ohno.
Il terzo è la prevalenza di indicatori ritardati. Quasi tutti i KPI di produzione fotografano ciò che è già accaduto, e un cruscotto composto solo di questi consente di spiegare il passato ma non di anticipare nulla, sicché la reazione arriva sempre a danno avvenuto.
Il quarto è lo scollamento dal conto economico. Efficienza, scarti e tempi di attraversamento possono essere eccellenti mentre il margine si deteriora per ragioni di prezzo, di mix di prodotto o di capitale circolante, grandezze che nessun indicatore di reparto intercetta.
La conclusione operativa. Il problema non è la misurazione in sé, ma un sistema di indicatori ritagliato su ciò che interessa nell'immediato anziché sull'intero modello aziendale. Un cruscotto è affidabile quando ogni indicatore è accompagnato da un contro-indicatore che ne impedisce l'ottimizzazione unilaterale, quando accanto alle misure ritardate ne esiste almeno una anticipatrice, e quando esiste una catena esplicita che collega la misura di reparto a una grandezza economica.
La risposta breve è pochi, ciascuno accoppiato al proprio contrappeso. Un cruscotto di reparto con cinque o sei indicatori letti ogni giorno produce più effetto di trenta indicatori consultati una volta al mese, poiché la frequenza di lettura, non la quantità di misure, determina la capacità di correggere.
Il criterio più efficace consiste nell'accoppiare ogni indicatore con quello che ne rivela l'eventuale ottimizzazione distorta.
| Indicatore | Contro-indicatore | Distorsione che si evita |
|---|---|---|
| Indice OEE di reparto | Semilavorati in corso (WIP) | Produrre per saturare la macchina anziché per servire l'ordine |
| Throughput | Tasso di scarto e First Pass Yield | Aumentare la portata degradando la qualità |
| Saturazione impianto | Puntualità di consegna | Riempire le macchine perdendo di vista le date promesse |
| Rotazione delle scorte | Fermi per mancanza di materiale | Svuotare il magazzino generando fermi linea |
| Tempo medio di set-up | Dimensione media del lotto | Migliorare il set-up allungando i lotti anziché la tecnica |
| Costo orario di produzione | Costo della non qualità | Comprimere il costo diretto scaricandolo su scarti e rilavorazioni |
Vale infine la pena ricordare la teoria dei vincoli di Eliyahu Goldratt, secondo cui in ogni sistema produttivo esiste in ciascun momento un solo vincolo che ne determina la portata complessiva: migliorare qualunque risorsa diversa da quella non aumenta il risultato dell'azienda. Ne discende un criterio di selezione degli indicatori assai pratico, ossia misurare in profondità il collo di bottiglia e limitarsi a sorvegliare il resto.
Molte aziende costruiscono il proprio cruscotto su fogli di calcolo alimentati dai rapportini di fine turno, ottenendo numeri che hanno l'apparenza del dato ma la sostanza della stima. Le cause sono ricorrenti, e hanno tutte la medesima direzione.
L'effetto combinato di queste distorsioni punta sistematicamente verso l'alto, sicché il cruscotto di KPI aziendali raccolto a mano descrive una fabbrica migliore di quella reale, e ogni decisione presa su quei numeri eredita per intero l'errore.
Non tutti gli indicatori hanno bisogno del medesimo strumento, e confondere i due piani è la ragione per cui molte aziende acquistano un software per misurare ciò che avevano già, oppure rinunciano a misurare ciò che senza software non è misurabile.
Gli indicatori che derivano da grandezze già registrate a gestionale, quali la rotazione delle scorte, la puntualità del fornitore o il fatturato per addetto, si costruiscono senza alcuno strumento aggiuntivo, poiché il dato di partenza esiste ed è affidabile. Quelli che dipendono invece da eventi di campo, ossia micro fermate, causali di fermo, tempi ciclo reali, velocità effettiva di lavorazione e difettosità per causale, non esistono a gestionale e nessun rapportino li intercetta con precisione sufficiente.
È qui che il software MES diventa necessario, non perché calcoli formule che un foglio di calcolo non saprebbe svolgere, ma perché è il solo strato informativo che osservi la fabbrica mentre lavora. L'analisi dei KPI con un sistema MES si distingue dunque dalla reportistica gestionale per la fonte del dato, non per la complessità del calcolo.
Un indicatore vale quanto la fonte da cui proviene, e la fonte affidabile è il campo. Heuris acquisisce i dati direttamente dai macchinari attraverso i protocolli industriali, ovvero SCADA, OPC-UA, PLC e MODBUS, e li integra con le dichiarazioni degli operatori raccolte da panel touch o da tablet, riservate a ciò che la macchina non può sapere, come la causale di un fermo o la natura di un difetto.
Lo SCADA, acronimo di Supervisory Control And Data Acquisition, è il sistema che preleva i dati dai sensori di macchina; il PLM governa il ciclo di vita del prodotto; l'ERP pianifica le risorse dell'impresa. Il MES si colloca fra questi strati e li mette in comunicazione, prelevando gli ordini di produzione e restituendo i consuntivi, secondo la logica descritta nella pagina dedicata. Il funzionamento di dettaglio della rilevazione, insieme alle resistenze organizzative che ne accompagnano l'introduzione, è trattato nella pagina sulla raccolta dati.
Tutti i KPI aziendali elencati in questa pagina sono calcolati nativamente dal software MES Heuris, senza fogli di calcolo, senza rapportini di fine turno e senza sviluppi su misura. Indice OEE e i suoi tre fattori, tempo di attraversamento, takt time, throughput, saturazione impianto, tempo medio di set-up, MTBF e MTTR, semilavorati in corso, costo orario di produzione, tasso di scarto, First Pass Yield, difettosità in parti per milione, costo della non qualità, puntualità e completezza di consegna, rotazione e copertura delle scorte, puntualità del fornitore: sono tutti indicatori standard del prodotto, disponibili dal primo giorno di rilevazione.
La ragione per cui possono essere standard sta a monte. Heuris non chiede all'azienda di dichiarare i numeri, li ricava dagli eventi di campo che acquisisce direttamente dai macchinari e dalle dichiarazioni raccolte in reparto, sicché la micro fermata di quaranta secondi che nessun operatore annoterebbe entra nel calcolo esattamente come il fermo di due ore.
Tre caratteristiche meritano di essere sottolineate, poiché rispondono una per una ai limiti esposti più sopra.
Quel che resta da decidere non è dunque se un indicatore sia disponibile, ma quali cinque o sei indicatori la tua produzione debba leggere ogni giorno e con quale contrappeso. È esattamente il contenuto dell'analisi iniziale con cui ogni progetto Heuris comincia.
Un indicatore vale quanto vale il dato che lo alimenta, e in molte aziende anagrafiche incomplete, cicli mai aggiornati e causali di fermo interpretate in modo diverso da turno a turno rendono ogni cruscotto poco affidabile. Verificare questa base è il primo dei cinque passi previsti dal metodo Heuris per l'implementazione del software MES, insieme alla definizione scritta dei criteri di successo del progetto. Se vuoi capire quali KPI la tua produzione può misurare già oggi, il punto di partenza è un incontro gratuito.
KPI è l'acronimo di Key Performance Indicator, indicatore chiave di prestazione. È una misura quantificabile che esprime con quale efficacia un'azienda, un reparto o un processo stia raggiungendo gli obiettivi fissati.
Indice OEE con i suoi tre fattori, tempo di attraversamento, throughput, saturazione impianto, tempo medio di set-up, MTBF e MTTR, semilavorati in corso, tasso di scarto e puntualità di consegna.
Da cinque a sette per reparto, purché letti ogni giorno e purché ciascuno sia affiancato dal proprio contro-indicatore. Un cruscotto più ampio ma consultato di rado non consente di correggere nulla, poiché è la cadenza di lettura a rendere l'indicatore operativo.
Perché ciascun indicatore, diventando obiettivo, viene ottimizzato per se stesso, perché migliorare una risorsa che non è il collo di bottiglia non aumenta il risultato complessivo, perché la maggior parte dei KPI fotografa il passato e perché le misure di reparto non intercettano prezzo, mix e capitale circolante.
L'OEE è uno specifico KPI di produzione, di natura aggregata, che combina disponibilità, prestazione e qualità. I KPI sono l'insieme più ampio degli indicatori con cui si misurano le prestazioni aziendali, di cui l'OEE fa parte.
Gli indicatori di reparto vanno rilevati in continuo e letti almeno a ogni turno, mentre quelli di alto livello hanno cadenza settimanale o mensile. Una rilevazione una tantum non consente alcun confronto e quindi non produce informazione.
Non per gli indicatori che derivano da dati già presenti a gestionale. Diventa necessario per quelli che dipendono da eventi di campo, come micro fermate, causali di fermo e tempi ciclo reali, poiché la registrazione manuale non li intercetta e li sottostima sistematicamente.
Cambia la fonte del dato e quindi la sua attendibilità. Il gestionale conosce ordini, versamenti e movimenti di magazzino, ossia ciò che è stato dichiarato; il sistema MES conosce gli eventi di macchina e di reparto nel momento in cui accadono. L'analisi dei KPI con un sistema MES restituisce perciò misure che il gestionale non possiede, prime fra tutte le micro fermate e i tempi ciclo effettivi.
È un secondo indicatore associato al primo per rivelarne l'ottimizzazione distorta, come i semilavorati in corso accanto all'OEE o il tasso di scarto accanto al throughput. La lettura in coppia impedisce di migliorare un numero peggiorando il risultato aziendale.
In quasi tutte le manifatture in cui entriamo, il divario fra l'efficienza percepita e quella misurata sul campo è di decine di punti, e quel divario ha un valore in euro che nessuno ha mai calcolato. L'analisi iniziale della tua produzione stabilisce quali KPI aziendali il tuo modello operativo richieda davvero, quali dati oggi manchino per costruirli e quanta capacità produttiva stai perdendo senza saperlo. Dura pochi incontri, si svolge nel tuo stabilimento e restituisce numeri, non impressioni.
Voglio sapere quanto sto perdendo Guarda prima che cosa hanno recuperato gli altri
Il Software MES HEURIS non solo raccoglie i dati dalla sensoristica sui macchinari, ma permette di vedere i dati organizzati in report e fare delle analisi sull'andamento della produzione.
Alcuni casi particolari